Se l'assediante avesse sbaragliato le truppe asserragliate nei capisaldi delle prime due linee, già viste nelle precedenti puntate, si sarebbe trovato a dover fronteggiare l'ultima e non meno poderosa linea di difesa della Piazzaforte sul lato di terra.
Luogo di estrema difesa, essa andava a coincidere con la cinta muraria urbana. Vista l'inadeguatezza di quella rinascimentale, ne fu approntata una nuova. Il recinto partiva dal bastione destro di Forte Cardeto (vedi la quarta puntata) - inglobandolo - e scendeva ripida verso Piazza Cavour, realizzata in quegli stessi anni, dove si apriva l'omonima porta. Di lì risaliva altrettanto scoscesa fino a raggiungere la Lunetta S. Stefano (vedi la quarta puntata), dalla quale ripartiva per unirsi, dopo aver superato l'omonima porta, al Campo Trincerato. Il fronte orientale di quest'ultima opera e quello della Cittadella completavano la terza linea che scendeva fino a Porta Pia, dove si innestava sul fronte di mare.
Completamente riempite di terra, le mura erano munite di un notevole sistema di gallerie che le percorrevano per la loro intera estensione, mediante un ininterrotto susseguirsi di ambienti muniti di feritoie ed aperture per la dispersione dei fumi delle artiglierie.
La nuova cinta ebbe vita breve: demolita nei primi anni del Novecento la parte relativa a Monte Cardeto per costruire l'Ospedale Civile, l'espansione urbana verso il Passetto comportò la demolizione nel 1923 della porzione di Porta Cavour, cui seguì, pochi anni fa, quella sotto la Lunetta S. Stefano. I fossati, spesso interrati ed adibiti ad usi impropri, furono invasi dalla vegetazione.
Nonostante queste distruzioni, una parte della cinta ottocentesca ci è pervenuta. Visitando il Forte Cardeto, si possono individuare, tra la foltissima vegetazione, i resti piuttosto malconci della cinta che di lì aveva origine. Il terrapieno e le gallerie sono stati cancellati dalle sistemazioni moderne tuttavia sono ancora inconfondibili i segni lasciati dalle feritoie.
Per ritrovare le tracce successive è necessario spostarsi nei pressi del Teatro Sperimentale, dove si rivelano in maniera piuttosto evidente, formando una strettoia sulla strada, i resti (foto 1) della cinta i quali, almeno per una porzione, si inerpicano sul colle di S. Stefano conservando ancora un aspetto minaccioso. Di questo tratto, che prosegue fino alla Lunetta, interrotto solo da via Vittorio Veneto, si sono conservate, seppur non visitabili, le ripide gallerie.
Dal lato della Lunetta contiguo a via Circonvallazione, la cinta prosegue in ottimo stato di conservazione fino al Campo Trincerato. Le numerose feritoie, alcune delle quali tamponate e perciò appena visibili, denotano la presenza anche qui di un sistema ipogeo.
Gli ambienti, perfettamente conservati anche grazie ad un recente restauro e resi ancor più affascinanti nelle ore diurne dall'illuminazione naturale (foto 2), sono accessibili da un ingresso non originale realizzato negli anni di utilizzo del fossato come terreno agricolo e si estendono in un unico percorso di circa duecento metri.
La crescita eccessiva della vegetazione (foto 3) impedisce la visione della cinta, seppure questa sia adiacente alle abitazioni di via Circonvallazione. Unica eccezione è costituita dal lato esterno di Porta S. Stefano (foto 4), dal quale sono ancora chiaramente individuabili le possenti mura dotate di feritoie (foto 5).
Il fervore militare durò pochi anni, vista la sconfitta dell'Austria nel 1866, con la relativa annessione del Veneto, che rese il gigante Asburgico meno temibile. Poco tempo dopo, con la presa di Roma prima e l'alleanza con l'Austria poi, vennero meno tutte le minacce che giustificassero l'oneroso mantenimento di una piazzaforte. Ancona fu perciò radiata dal novero delle piazzeforti del Regno e molte aree, fino ad allora di interesse militare, furono presto adibite ad uso agricolo e spesso privatizzate.
Così concludiamo il nostro lungo viaggio alla riscoperta delle fortificazioni di Ancona, un patrimonio di inestimabile valore che attende soltanto di essere apprezzato come merita e fruito dalla cittadinanza e dai turisti.
I testi sono estratti da F. Barigelletti, I sedici forti di Ancona, Ancona - in corso di pubblicazione - Ass. Culturale Remel Ed.
Le immagini sono tratte dalla collezione privata di Fabio e Sauro Barigelletti
