E' stato presentato sabato 29 ottobre nella Pinacoteca civica Podesti un nuovo allestimento della "Madonna col bambino in trono e quattro santi" di Lorenzo Lotto, realizzato a seguito di un interessante ritrovamento effettuato tempo fa.
Tra le opere eseguite ad Ancona dal celebre artista (1480-1556), una vicenda particolare è proprio quella della pala in oggetto, dipinta per la chiesa di Sant'Agostino e nota anche come Pala dell'Alabarda passata in varie sedi ed infine esposta alla Pinacoteca comunale. Riguardo a quest'opera venne pubblicato nel 1991 il documento di committenza, dal quale risultava che la pala aveva anche una lunetta ed una predella, delle quali s'era persa assolutamente memoria. La lunetta, conservata presso i Frati Domenicani, venne rintracciata e riconosciuta alla paternità lottesca nel 1994 dall'architetto Massimo Di Matteo e dal direttore della Pinacoteca di Ancona Michele Polverari, che ne diede divulgazione.
In questi anni i Domenicani hanno voluto mantenere l'opera nel loro convento finchè, qualche mese fa, hanno finalmente accolto la richiesta di depositarla in Pinacoteca per essere esposta al pubblico, insieme al corpo centrale del grande quadro che, fino a metà del Settecento, era stato sull'altare maggiore di Sant'Agostino.
Si tratta quindi di un recupero importante, un'occasione per i cittadini di ammirare un'opera di grande pregio nella sua interezza.
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Intervento di Michele Polverari
Direttore Pinacoteca Comunale
Con il deposito da parte dei Frati Domenicani alla Pinacoteca Comunale di Ancona della lunetta raffigurante Lo Spirito Santo e sette cherubini, la Pala dell'Alabarda (Madonna col Bambino in trono e quattro santi) di Lorenzo Lotto recupera il suo elemento sommitale. Su di esso fu assoluto silenzio della letteratura lottesca fino nel 1991, allorché Raffaella Micaletti pubblicò il contratto di committenza - stipulato il 1° agosto 1538 in Sant'Agostino- di Simone di Giovannino Pizzoni, che impegnava il maestro veneziano a realizzare unam conam ...in qua appareant depicta Virgo celorum Maria cum eius unico Filio in lacertis et duo Angeli ponentes coronam in capite dicte Virginis ac Sanctus Simon Juda, sanctus Johannes Evangelista, sanctus Stephanus et sanctus Laurentius; uno scabellum con Sant'Orsola e il suo seguito tra due stemmi della famiglia Pizzoni; e, in frontespitio, lo Spirito Santo. La scoperta della Micaletti non fu solo rilevante dal punto di vista storico-filologico, ma suscitò -almeno da queste parti- un interesse verso la sorte reale delle componenti mancanti del dipinto, finalmente segnalate. La lunetta fu riconosciuta e ritrovata grazie alla felice intuizione dell'arch. Massimo Di Matteo, che ne ricordava la presenza (anonima, ovviamente) negli anni sessanta nella sacrestia della chiesa anconitana di San Domenico. In effetti i Frati Domenicani conservavano ancora in convento quel dipinto coi "pelatini" (come correntemente era indicato), di provenienza Ferretti e che ritenemmo di riconoscere rubricato al n. 175 dell'Elenco dei quadri vendibili del fu cav. Ferretti esistenti in Ancona in contrada Nembrini, pubblicato senza data, ma presumibilmente verso la metà del XIX secolo: " Un quadro, lungo palmi 10, alto 4 circa, con cornice dorata, rappresentante teste di Angeli, scuola Bolognese". Il palazzo Ferretti di San Domenico era peraltro il secondo luogo, dopo Sant'Agostino, nel quale era venuta a trovarsi la pala (Oretti,1777; poi, nel 1821, il Maggiori l'avrebbe vista in Santa Maria della Piazza). Al dato documentale s'accompagnavano riscontri tecnici (come la trama ortogonale molto fitta della tela di canapa- fili per cmq: 14 x 14-identica a quella della pala), compositivi e stilistici che confortavano l'attribuzione lottesca della lunetta. Rendemmo perciò nota l'opera, con due uscite sulla stampa locale, il 10 maggio ed il 19 luglio 1994. La letteratura successiva ha accettato senza riserve l'dentificazione della tela con la lunetta della pala di Lorenzo Lotto già in Sant'Agostino di Ancona, ora esposta alla Pinacoteca Comunale. La raffigurazione dello Spirito Santo, esplicitamente indicata nel contratto di committenza, è condotta attraverso la tradizionale colomba (giusta la simbologia basata su Giovanni,1,32) che appare in uno spazio d'intensissima luce, circondato da una fascia di nubi ove sono sette testine d'angelo; intorno, è un cielo celeste (restaurato nella sua originaria chiarezza, diversamente da quello della sottostante sacra conversazione irrimediabilmente abraso da vecchi improvvidi interventi). Le sette testoline d'angelo (cherubini con due ali, secondo l'uso rinascimentale) che accompagnano la colomba dovrebbero alludere ai doni dello Spirito Santo: Sapientia, Intellectus, Consilium, Fortitudo, Scientia, Pietas, Timor, secondo il tradizionale elenco derivato da Isaia, 11,2. Variamente voltate, esse sono tuttavia disposte a semicerchio, con simmetrico rimando alle figure della tela centrale. Analoghe immagini di gloria di serafini si trovano in altre opere del Lotto, dalla Trasfigurazione di Recanati alla pala di Sedrina, alla pala di Mogliano. Come dettaglio caratteristicamente lottesco, è stato altresì segnalato (Lucco) che "dalle alucce compatte degli angioletti esce chiaramente in fuori una delle penne remiganti", come nel Cupido del Messer Marsilio e la sua sposa del Prado, nell'angelo del polittico di Ponteranica, nella Sacra Conversazione di Vienna, in quelli della pala di Cingoli, in quello della Sacra Famiglia del Louvre. La lunetta è stata restaurata nel 1998 da Carlo Giantomassi e Donatella Zari, che già avevano restaurato la Pala dell'Alabarda nel 1991.
