Di Margherita Rinaldi
Oltre quattromila persone hanno visitato fino ad ora la mostra dedicata a Leonardo Da Vinci e inaugurata alla Mole Vanvitelliana a metà ottobre. Una mostra che, oltre all'opera più nota, la Vergine delle Rocce, riserva anche una interessante sorpresa.
"In realtà - spiega il professor Antonio Luccarini, assessore alla Cultura del Comune di Ancona - l'idea della mostra è nata attorno a quella che è detta la terza versione della Vergine delle Rocce. Il tema fondamentale in questo dipinto è incentrato sulla luce che splende dal volto di Maria, sulla centralità della sua figura, accanto ai santi bambini, San Giovanni orante e Gesù Bambino benedicente e l'angelo indicatore, in un paesaggio straordinario di rocce, d'acqua e d'aria. Quindi questo è contemporaneamente un poema di tipo mistico, legato al tema teologico mariano, e un poema legato al tema della natura, che testimonia il grandissimo interesse dello scienziato Leonardo per la natura".
La prima versione della Vergine delle rocce è collocabile tra il1483 e il 1485 circa ed è conservata al Louvre. Questa non fu accettata dalla Committenza. Fu accettata invece la seconda versione, quella realizzata con alcuni collaboratori tra il 1506 e il 1508 e attualmente custodita alla National Gallery di Londra. Per il dipinto in mostra alla Mole parte della critica ha ipotizzato una collocazione intermedia tra le due versioni più famose.
Ma l'interesse critico suscitato dall'esposizione anconetana ha spostato il suo asse su un'altra opera: la Maria Maddalena discinta, collocabile attorno al 1515. "Quest'opera - spiega Luccarini - in precedenza era stata attribuita solo al Giampietrino. Il curatore della nostra mostra il professor Carlo Perdetti, l'ha invece indicata come opera leonardesca. C'è - prosegue Luccarini - chi ha visto in questo soggetto una sorta di Lucrezia a cui manca il pugnale. Ma l'esame stilistico fa pensare, forse, a una Maddalena, più che a una Lucrezia". "Una Maddalena - prosegue - a cui manca l'elemento iconico più caratterizzante, che è il vasetto degli unguenti con cui viene di solito rappresentata. Ma quel fiore di stoffa che viene tenuto dalla mano potrebbe essere un pentimento e nascondere il vasetto degli unguenti. E questo entrerebbe in combinazione con degli scritti di Leonardo, che dicono appunto che l'artista fu costretto da un suo committente a rappresentare la sua amante in forma di santa e poi a cancellare l'elemento sacro, perché il committente potesse baciare il quadro senza provare vergogna". E forse questa può essere una prova. Naturalmente si attendono i risultati delle indagini scientifiche sul dipinto, i solo decisivi per determinare con sicurezza la sua attribuzione.
